Nella pratica esperienziale la percezione di un fenomeno tangibile attraverso l’utilizzo consapevole dei cinque sensi, attiva in noi un’ulteriore estensione del mondo interiore che, percorrendo lo stato di sospensione che chiamiamo estasi, sconfina nella metafisica.

In questa regione della consapevolezza vengono attivati ulteriori sensi, privilegiati nel guidare l’intuito nella dimensione dell’infinito, della spiritualità, della conoscenza di ciò che è apparentemente lontano, ma che in realtà è dentro di noi, esattamente come le cellule, che funzionano, come spiegato dalla scienza quantistica, secondo il macro sistema che ci circonda.

 

La relazione tra micro-macro, tra finito e infinito è indispensabile per spiegare il lavoro site specific  di Marica Moro esposto allo Spazio Thetis, luogo che l’ha ospitata più volte, come nel 2010, in occasione di Culture Nature, manifestazione in cui l’indagine dell’artista, insieme a quella degli altri artisti presenti, era indirizzata al rapporto fra natura e cultura.

Quando parliamo di natura parliamo anche di scienza, di sapere, di arte, perché l’arte è il primo strumento della cultura, perché attraverso le sue molteplici espressioni come il design, la pittura, la scultura e in tutte le  manifestazioni in cui si presenta come artificio, è il vero strumento della cultura e della trasformazione, quindi è il contenitore dei saperi dell’umanità.

 

Le cellule di dna che si sdoppiano creando altre cellule nell’opera LIFE CELLS dialogano con  la grande opera WATER IN GENESIS, installazione di Marica Moro già presente allo Spazio Thetis, scultura che rappresenta il grande vaso da cui emerge un omino nell’attimo in cui  esce dalla terra e si trasforma in pianta.

Questa relazione esprime il percorso artistico di Marica Moro, che è sempre stato indirizzato dal rapporto arte-uomo-natura in tutte le sue forme e che ora  sta trasformandosi unendo le ultime frontiere della conoscenza, sia essa scientifica, artistica o culturale in senso lato.

 

Le opere di Marica Moro hanno spesso dialogato, come anche in questo caso, con l’opera del Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto, il cui messaggio è proprio quello di entrare in una dimensione che sia più condizionata dal ritorno a un equilibrio tra l’artificio e la natura, distrutto dall’uso inconsapevole della tecnica e della scienza.

In questo contesto l’opera di M.Moro riflette ciò che oggi l’arte contemporanea ha intuito attraverso le ultime scoperte e restituisce al mondo come messaggio del grande cambiamento che tutti noi dobbiamo affrontare, proprio attraverso la visione della scienza e dell’arte. 

 

 

 

 

Fortunato D’Amico